C’è una cosa che mi piace di questo blog, ho una serie di amici che discutono di cose interessanti, a volte la discussione si fa veramente intrigante.

Ti posto un commento che ho ricevuto e dopo, ti dico come la penso.

Ciao Marco, per produzione intendo qualsiasi cosa ti serva per incassare soldi (lavorare)…potrebbe essere anche studiare…(per migliorare e fare più soldi)…insomma qualsiasi cosa che porti incassi.
per un’azienda questo vorrebbe dire il reparto di produzione, cioè dove viene fatto il prododotto da vendere.
Ti dico ora la regola n 1.
Le entrate devono essere superiori alle uscite.
Si fa una lista dei costi che si ha..(intendo dire proprio tutti i costi), se noti che le uscite superano le entrate comincia a tagliare i costi. le uscite non dovrebbero superare nemmeno di un euro i tuoi guadagni.
Regola n 2.
Il pagamento per data.
Si pagano i conti e le scadenze fino ad una certa data partendo dalle scadenze più vecchie. mai pagare le bollette recenti e lasciare indietro quelle vecchie.
Esempio oggi è il 20 giugno, e hai una liquidità che ti consente di pagare poche cose già scadute…bene: paga tutti i conti fino alla data 30 aprile.
In un secondo momento, tipo il 15 di agosto paghi tutte le fatture fino al 30 giugno…piano piano cerchi di rimontare.
Ovviamente, nel caso in cui non ci sia qualcuno che ti stia minacciando di staccarti la corrente(ad esempio) ,le urgenze che minano la possibilità di produrre dovrebbero essere gestite immediatamente.

Fabri

Il concetto di Fabri, non è sbagliato, solo che appartiene ad un vecchio modo di pensare l’impresa e in generale il flusso di cassa.

Io invece, la penso in questo modo: Regola numero uno, prima paga te stesso, qualsiasi cosa accada.

Quanti saranno gli imprenditori disponibili a sudare sangue allo scopo di far quadrare i conti della propria azienda?

Bene, io abito a nord est, e posso confermare che quando ti fanno vedere imprenditori che guadagnano molto meno dei propri dipendenti, questo è vero.

La globalizzazione, la concorrenza sleale, le imposte, il governo, il brutto tempo.

Sono solo scuse.

Certo, non sto dicendo che gestire un’impresa sia una cosa facile, se fosse così, molti non ambirebbero al posto fisso ma sarebbero a loro volta imprenditori.

Credo che il motivo principale sia l’incapacità di saper gestire il flusso di cassa.

Mi spiego in parole ricche.

Mi capita spesso, per motivi di speculazione di visitare la classica azienda artigiana, sai quella composta mediamente dal titolare, la moglie che si occupa della fatturazione e sei o sette dipendenti.

La classica azienda dove si lavora, lavora, lavora e il profitto non giunge mai.

Come funziona?

Appena hai un attimo di vento in poppa, voilà, assumi altri dipendenti, acquisti altri macchinari in leasing, mutuo per allargare il capannone.

Non sempre, anzi, potremmo dire quasi mai, queste scelte avvengono dopo un’accurata deduzione o piano finanziario.

Ecco, si entra nel meccanismo maggiore della trappola del topo.

In una sorta di secondo piano, dove devi correre ancora di più per evitare che la forza centrifuga ti sbatta verso il fallimento.

Già, al piano di sotto, nella ruota più piccola, ci sono i tuoi dipendenti.

Le due ruote sono collegate da un meccanismo perverso, il primo che rallenta è fregato.

Qualche volta restano fregati entrambi.

Ah, sì, sì, hai il capannone, appena finirai di pagare il mutuo hai la tua pensione, la tua vecchiaia sarà serena.

Bravo, prova a saltare qualche versamento dell’iva, a ritardare i contributi, a sbagliare una dichiarazione dei redditi, a non accantonare le somme previdenziali dei dipendenti, o semplicemente ad ammalarti per un periodo, poi dimmi di chi è il tuo capannone e chi avrà la tua serena vecchiaia.

Allora?

l’imprenditore crede di essere libero, invece la sua produzione è interamente dedicata al pagamento di tutte le cose che ho appena elencato.

Ok, il sistema è questo, giusto o sbagliato, il piccolo imprenditore si rende conto di quello che sto dicendo quando stringe la mano per trovarsi con un pugno di mosche.

Questo è il profitto di una vita di sacrifici.

Un pugno di mosche.

Ma allora, come possiamo fare per ottenere successo dalla piccola impresa?

Usiamo le leggi.

Quelle del buon senso, in primo luogo.

Adesso ti dico come faccio io:

Pago me stesso prima tutto.

Mi reputo alla stregua di un dipendente, di una bolletta in scadenza, di una cartella esattoriale.

Se corro per pagare queste cose, non vedo perché non dovrei correre per il mio compenso.

Non mi intesto mai nulla che possa essermi pignorato.

Certo, te l’ho detto mille volte, non posseggo nemmeno una bicicletta.

Anche quella è di proprietà di una società.

Guarda che non è un trucco per eludere i tributi, ti sto solo consigliando di comportarti come fanno le grandi aziende, le banche, i grandi investitori.

Attivi da una parte, passivi dall’altra.

Tengo sempre i conti sotto controllo.

Conto economico, flussi di cassa e previsioni economiche dei prossimi dodici mesi.

Lo faccio a livello maniacale, aggiorno quotidianamente il mio conto economico e appena l’ho aggiornato, lo stampo.

Ne metto una copia in un posto accesibile solo a me.

I miei conti sono sempre sotto controllo.

Non riduco le spese, aumento le entrate.

Bada bene, riduco gli sprechi in produzione, cerco di mediare il costo di qualsiasi cosa, faccio trattative anche quando devo acquistare il pane.

Ma cerco costantemente di aumentare le entrate utilizzando una leva.

In questo modo, posso permettermi sempre di più.

Dai, coraggio, se anche tu, stai gestendo un’impresa a novanta gradi, o semplicemente vorresti uscire dalla corsa del topo di produrre ricchezza per qualcun’ altro, segui questo blog.

Avrai sempre una fonte d’ispirazione per raggiungere la libertà finanziaria.

Max.

Posso farti diventare ricco.